Jingle Bells, White Christmas e il ritorno di Michael Bublé

December 16, 2017

 

Signore e Signori ecco a voi Michael Bublé!!! Basta togliere la polvere accumulata tutto il resto dell'anno, in cui pare andare in letargo, e il cantante natalizio per eccellenza è pronto ad affollare radio e spot televisivi durante il periodo delle feste. Lo trovi nelle migliori frequenze e ti ricordi che è quasi Natale, anche se stai lanciando anatemi contro il mondo perché sei imbottigliato nel traffico, sottofondo nei negozi mentre fai i regali, colonna sonora quando spingi il carrello a fare la spesa, le pubblicità lo amano e tutti ne parlano su Facebook. Una popolarità strana, che torna prepotente con l'avvicinarsi della Vigilia e magicamente sparisce passata la Befana (ad essere ottimisti). Sarà la voce calda e il timbro così dolce che quasi sembra esser stato fabbricato da Babbo Natale in persona, sarà il suo timido sorriso, il volto ingenuo o il suo fare molto british (nonostante sia canadese), fatto sta che è l'idolo degli italiani durante le feste. Il cantante ha cavalcato l'onda del sentimento incidendo tutte le canzoni natalizie più famose. E ora è il suo momento. Insieme ai grandi classici. George Michael e la sua “Last Christmas” sono un tormentone: “anno scorso ti ho donato il mio cuore, tu lo hai rifiutato e allora io quest'anno non voglio piangere e soffrire quindi lo regalo a qualcun'altro TIE'”. Canzone di Natale e di rivalsa, un mix esplosivo. Se invece volete essere romantici, ascoltate Maryah Carrey e la sua “All I want for Christmas is you”, che se fosse stata “sei tutto quello che desidero a Natale, ma prima fammi vedere il regalo” sarebbe stata più credibile. Comunque apprezziamo il pensiero.

 

Poi ci sono i mostri sacri, come la voce allucinante di Celine Dion, che, direttamente dalle gelide acque dell'Atlantico, risorge dalle macerie del Titanic e, con o senza il mitico Leo, fa venire i brividi cantando “So this is Christmas” o se la volete con il titolo originale “Happy Christmas”. Sì perché il testo, con tutto il suo carisma, la speranza e la poesia, è dell'immortale John Lennon, scusa se è poco. Pelle d'oca e brivido lungo la schiena anche con “White Christmas” di Bing Crosby, che nel 1942 intonava questa canzone con il fascino e le melodie di quegli anni. “I'm dreaming of a white Christmas”. Che con “bianco natale” pensiamo alla neve, wow bella che magia, poi se sei in città e devi spostarti di casa è una tragedia...ma va bene non facciamo i guastafeste e cantiamo comunque “Let it snow! Let it snow! Let it snow!” con Dean Martin.

 

In realtà, però, la canzone che cantiamo più di ogni altra in questo periodo ci è entrata in testa “a suon di pandori”: a Natale puoi fare quello che non puoi fare mai, è Natale e a Natale si può fare di più. Può succedere di tutto, con un pandoro puoi cambiare il corso degli eventi e chissà che altro. Infatti ci aspettiamo il camion della Coca Cola che parcheggia nel nostro vialetto e l'orso al volante che ci saluta dal finestrino. A Natale tutto può. Le pubblicità delle feste sono un classico, così come le canzoncine che tutti abbiamo studiato fin da scuola e che servivano soprattutto a farci imparare l'inglese. Infatti Jingle Bells la intonano tutti alla perfezione: “jingle bells jingle jingle onde way al wat fine tis si to ride ina on orse oppen sleit”. Che tradotto nella versione originale del 1857 sarebbe: “Jingle bells, jingle bells, jingle all the way. Oh what fun it is to ride in a one-horse open sleigh” (segnatevela). Campanelli anche per “Rudolph”, la renna che con il suo naso rosso illumina e fa strada alla slitta di Babbo Natale. Per lui quest'anno luci dei fari anteriori nuove.

 

Una cosa è certa: cantare le canzoni di Natale ci fa tornare bambini, ci scalda il cuore, contribuisce a creare l'atmosfera unica e inimitabile di questo periodo nel quale, come dice il signor Bauli, “si può amare di più”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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