Familiare di Peroni gelata, tifo indiavolato: gli uomini e il calcio

September 15, 2017

Tutto inizia con “mi sono fidanzata”. A questa frase i genitori reagiscono in due modi completamente diversi. Tua madre ti tempesta di domande, vuole sapere se è alto o basso, magro o grasso, biondo, moro, rosso, età, indirizzo, che lavoro fa, cosa studia, codice fiscale, secondo nome all’anagrafe, estremi del conto in banca. A tuo padre interessa solo una cosa. Alza la testa in modo quasi impercettibile, sospira e chiede: “per quale squadra tifa?”. Se non è la sua, la reazione è disgusto, disonore su te e la famiglia, “non lo portare mai a casa”.

 

Ed è solo l’inizio. Con il tempo ogni donna capisce che non può competere in alcun modo con la fede calcistica, davanti alla partita forse se la cava Belen Rodriguez, ma durante i match importanti anche lei ha qualche difficoltà a farsi considerare. Ce ne rendiamo conto alla prima proposta di uscita in un pomeriggio di una domenica qualunque. Che per lui non è mai “una domenica qualunque”. C’è la partita, come minimo il derby, nel momento in cui accetta già se ne è pentito e le studia tutte per rimanere almeno aggiornato sul risultato. Quando lo scopri con l’auricolare, si inventa Amplifon, conversazioni segrete con la CIA, alla fine si arrende - “c’è la partita, è una questione di vita o di morte”. Quando esulta da solo o si arrabbia contro un nemico immaginario, ti rendi conto che sei in giro con un pazzo e non ti azzardi mai più a proporre uscite in contemporanea con la partita. Se provi a interessarti, ti perdi alla spiegazione del fuori gioco e vieni mandata via quando la squadra avversaria segna. Porti anche sfortuna.

 

Per gli uomini il calcio è una passione che nasce fin da bambini. Andare allo stadio la prima volta è un vero e proprio rito d’iniziazione, i cori sono la migliore colonna sonora della loro vita, le date del calendario della serie A le sanno a memoria (compleanni e anniversari vengono sicuramente dopo). Dibattiti, calcio mercato, moviola, azioni studiate al rallentatore, con palloni che diventano ovali come quelli di Holly e Benji in immagini ad altissima definizione da far invidia alla NASA. Ad agosto il vero tifoso sa già quando ci saranno le partite più importanti, mese giorno orario che tempo farà luna crescente o calante. Le segna in rosso nel calendario, cerchiate e sottolineate, che il Natale in confronto è un giorno qualunque. La prima lacrima di dolore è per la sconfitta in Champions League, la prima lacrima di gioia per la vittoria al 90° contro gli avversari storici. Si perché non si odiano tutti allo stesso modo, alcuni sono solo degni di qualche insulto, altri sono la nemesi, “sarò felice solo quando li vedrò in serie B, lo stadio in fiamme, espulsi da tutti i campi, i giocatori più forti nella mia squadra, a spregio”. A Firenze, per esempio, c’è un feroce odio per gli juventini, imparato a mie spese. Se ti chiedono di che squadra sei e non hai una sciarpa viola appesa sopra il letto ma un poster di Del Piero, scappa veloce e lontano. Non ti voltare indietro e cambia nome. La stessa cosa accade fra Inter e Milan, Juventus e Torino, Genoa e Sampdoria, Roma e Lazio, per citare i derby. Solo un caso riunisce tutti: la Nazionale. Uomini donne bambini di qualunque età e provenienza si trovano raccolti sotto la stessa bandiera. Un ideale di unità nazionale che non si trova praticamente mai nel nostro paese. Lo sport può questo ed è uno dei suoi aspetti migliori.

 

In tutti gli altri casi c’è bisogno di cameratismo e persone fidate. Dunque la partita si guarda con gli amici tifosi della stessa squadra, a casa di qualcuno o al solito bar, con maxi schermo, birra e pizza, birra e patatine, birra e panino. La birra è la bevanda nazionale ufficiale del calcio. Non si sa chi l’ha deciso ma Fantozzi docet: “frittatona di cipolle, familiare di Peroni gelata, tifo indiavolato e rutto libero.” La tradizione del tifoso italiano in una frase. Fra amici ormai c’è equilibrio, il tacito accordo di guardare la partita parlando solo di calcio, offendendo l’arbitro che è sempre venduto, cornuto o cieco, urlando e imprecando quando la palla batte sul palo o sulla traversa, indignandosi ai falli e soffrendo come se il calcio nel polpaccio lo avessero preso tutti, esultando ai gol come il 6+1 al superenalotto. Se qualcuno chiede altro, quasi sempre una donna coraggiosa, dalla bocca escono suoni confusi, lettere messe a caso, lo sguardo resta fisso sullo schermo, in testa martella un “vattene”, si dà il consenso a qualunque cosa senza accorgersene - “Quando abbiamo deciso di prendere un gatto? Ti ho dato la mia carta di credito per quelle scarpe? Traslochiamo?”.

 

Quindi domani sera scegliete i compagni giusti, ricordate le norme di Fantozzi e buone partite a tutti!

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