Colazione da Tiffany: la moda passa, lo stile resta

August 25, 2017

 

“Lei indossava un abito nero, aderente e fresco, portava sandali neri e una collana di perle. Un paio di occhiali neri le cancellava gli occhi” - Truman Capote, Colazione da Tiffany

 

Un libro che ha fatto la storia e che ha permesso a Audrey Hepburn di diventare un’icona di cinema e stile, dando vita in carne ed ossa alla protagonista, Holly Golightly. Sceneggiato da George Axelrod e diretto da Blake Edwards, esce nel 1961 nelle sale l’omonimo film, premiato con l’oscar per la meravigliosa colonna sonora di Henry Mancini, che sulle note di Moon River ha fatto sognare intere generazioni di donne. La scena iniziale non si dimentica: è l’alba a New York, un taxi si ferma nella Quinta Strada e scende una donna elegante, fasciata in un tubino nero, ballerine ai piedi, un ampio cappello le copre il volto e un paio di occhiali da sole nascondono gli occhi assonnati. Holly si avvicina a una vetrina, tira fuori dalla bustina che tiene in mano un cornetto, lo mangia accompagnato da qualche sorso di cappuccino e fissa i gioielli esposti. Siamo di fronte a Tiffany. La gioielleria aprì di domenica per la prima volta nella sua storia, per permettere le riprese del film la mattina del 2 ottobre 1960. Già icona di moda ed eleganza, il marchio Tiffany viene consacrato nell’immaginario collettivo e la Hepburn diventa l’idolo di quelle che quando hanno “le paturnie” sognano gioielli, desiderano lo shopping come l’ossigeno, si buttano nei negozi e come minimo dilapidano la carta. O, quando va bene, attaccano il naso alla vetrina di Prada, Bulgari, Jimmy Choo, mentre mangiano un gelato e aspettano il buttafuori che le allontana perché stanno imbrattando la vetrina. Quindi praticamente l’icona di tutte le donne. Sì perché Holly è una sognatrice, insoddisfatta di se stessa e della vita, solitaria – lei sostiene per scelta in realtà per paura – libera e indipendente in apparenza, schiava dei suoi timori e del suo passato nel profondo. Vive con un gatto rosso, semplicemente chiamato Gatto, senza un vero nome, perché lo vuole selvaggio come lei, senza nessuno a cui dover rendere conto. Il modo migliore per spegnere i pensieri è fissare la vetrina di Tiffany: “se io trovassi un posto a questo mondo che mi facesse sentire come da Tiffany, comprerei i mobili e darei al gatto un nome”. Sempre con stile, si intende.

 

Infatti gli abiti strepitosi della Hepburn vennero realizzati niente meno che da Hubert de Givenchy, all'epoca era agli esordi della sua brillante carriera. Proprio di Givenchy è il petit robe noir, il tubino nero, castigato ma super femminile, che la stravagante Holly indossa nella scena iniziale, messo all’asta nel 2006, poi venduto a 467,200 sterline (oltre 687mila euro). Un capo indispensabile nel guardaroba di tutti i giorni. A sentire stilisti ed esperti di moda, se hai un tubino nero nell’armadio puoi risolvere in 2 minuti ogni dubbio su come vestirti in qualsiasi occasione. Basta saper scegliere le scarpe e gli accessori giusti da abbinare, così che diventi all’esigenza sportivo, casual o elegante. Insomma con il suo stile inconfondibile la Hepburn che fa colazione davanti alla vetrina della gioielleria sulla Quinta è stata l’ispirazione di tutte le donne. Poi è arrivata una newyorkese bionda e malata di shopping che ha detto: “benvenuti nell’era dell’anti-innocenza, nessuno fa colazione da Tiffany e nessuno ha storie da ricordare. Facciamo colazione alle 7 e abbiamo storie che cerchiamo di dimenticare il più in fretta possibile”. Alias Carrie Bradshaw. Sex and the city è un altro di quei cult che ha rivoluzionato il modo delle donne di pensare a loro stesse, agli uomini, alla moda. Dopo aver ballato Moon River stretta a Mr. Big, la moderna e frenetica Carrie ci sbatte in faccia la realtà: non abbiamo il tempo per piangere l’ultima storia finita, figuriamoci per fare colazione davanti alle vetrine di Tiffany. In effetti, pensiamoci. Ci alziamo presto, se viviamo sole facciamo colazione velocemente con quel solito amichevole litro di caffè in vena e cereali, poi ci andiamo a restaurare neanche avessimo a che fare con gli affreschi di Giotto, i capelli sono un nido di rondini, nell’armadio non abbiamo mai niente che ci sta bene in quella precisa mattina, ci infiliamo il solito vestito o anche jeans e maglietta a caso, scarpe comode il più possibile, “perché mi devo togliere il pigiama!!!”. Se poi abbiamo a che fare con convivente o addirittura marito e figli, è un miracolo se usciamo puntuali, se ci siamo sfilate le ciabatte e se non abbiamo già prima di varcare la soglia di casa una macchia sulla camicia. Anche tu Carrie hai mentito, non si corre con il tacco 12 nel traffico alle 7 di mattina: si cade, il tacco si spacca, caviglia rotta o, bene che vada, vesciche e sangue come nelle migliori scene alla Tarantino.

 

Nonostante ciò, noi donne non rinunciamo mai ad alzarci qualche minuto prima per scegliere i vestiti e avere tempo per truccarci. E se guardiamo bene, qualcosa che si avvicina al classico tubino nero ce l’abbiamo un po’ tutte. Per di più, ci piacerebbe saper camminare sulle Manolo, senza paura di rovinarle perché le hai pagate 500 euro o senza l’apprensione per piedi e caviglie. Non ci manca il tempo neanche per gli accessori. Piuttosto si salta la colazione. Vi consiglio, quindi, di dare uno sguardo alla Gallery di Banè Firenze, dove potreste trovare tante di quelle collane da infilare al collo, fra un biscotto e l’altro, e orecchini per tutti i gusti, da abbinare al vestito che avete afferrato dall’armadio. Nella nuova collezione OXIDI ci sono accessori per ogni esigenza: possono essere eleganti abbinati con un abito per andare a cena o a ballare, sportivi con jeans e t-shirt, casual per correre al lavoro o semplicemente a fare quelle famose “commissioni” che tradotto è “oggi ne devo fare mille e ho il tempo per farne la metà”. Insomma, sono come il tubino della Hepburn: adatti a voi e al vostro stile, icone che, anche se la moda passa, non perdono mai il loro fascino e la loro bellezza.

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