Memorie di Ferragosto

August 17, 2017

 

Anche Ferragosto è passato, abbiamo superato la metà di agosto, molti sono ancora in ferie, qualcuno è tornato a lavorare e qualcuno si è preso una pausa solo martedì. Quest’anno stranamente il tempo è rimasto bello, sole e caldo in città, sulle spiagge e in montagna. Stranamente. Perché di solito quello che stupisce sempre di più a Ferragosto è il meteo. Ci sono stati 50 gradi tutta l’estate ma in quel giorno, quando ogni italiano organizza qualcosa, come minimo una grandinata la deve fare.

 

Invece nulla. Al mare qualcuno si sarà svegliato con la faccia nella sabbia, abbandonato dagli amici dopo la tradizionale festa in spiaggia. I reduci nel frattempo hanno organizzato le classiche tavolate da campeggio, con antipasti primi secondi e protagonista il cocomero, nel mirino di tutti, nei supermercati ci sono state risse per l’ultimo pezzo, i fruttivendoli sono stati presi d’assalto. Oppure frittura nel lungomare. Comunque dopo la grande abbuffata in pochi si sono potuti concedere il bagno nel pomeriggio. Ma tanto la mattina avevano già dato il meglio nella gara di castelli di sabbia. Ti sei impegnato come un geometra, un ingegnere e un artista messi insieme e hai pregato che un’onda anomala distruggesse la reggia di quello accanto a te, che ha vinto, ma sul quale ti sei vendicato con un gavettone di acqua gelida sulla schiena. I gavettoni sono un classico. Se non vuoi partecipare, alla fine sei quello più bagnato quindi tanto vale. Colpisci sempre la persona sbagliata, come minimo inciampi un paio di volte sulla sabbia e fai autogol, ma ti senti tornare bambino e il gavettone che ti viene meglio lo celebri come la vittoria della Champions League. I ragazzi fanno gavettoni alla ragazza che gli piace, sperando di attirare la sua attenzione. Lei, da parte sua, fa una risatina isterica per far finta di stare al gioco. In realtà dentro di sé l’ha già eliminato, “neanche se tu fossi l’ultimo sulla terra!”.

 

Anche le grigliate sono state protagoniste. Soprattutto in campagna, ma anche in città si sono visti barbecue nelle terrazze dei condomini, sopra i vasi di fiori, con il rischio di incendiare tutto il palazzo, ma in qualche modo la rosticciana è stata un successo. In Toscana non ci si rinuncia, si cuoce di tutto, si afferrano ciabatte, un cellulare lasciato incustodito lì vicino, l’amico impiccione, fastidioso, che viene a controllare se la carne è cotta nel modo giusto e poi fresco fresco torna lontano chilometri. E te prescelto, che ti sei anche offerto volontario per stare davanti al fuoco, ti sei pentito dopo 5 minuti, hai sperato che piovesse o almeno non ci fossero 50 gradi, stai lì paziente e, quando arrivi a tavola, se non è finito tutto è un miracolo.

 

Chi ha lavorato, nei ristoranti, nei bar, nei locali, nei negozi che rimangono aperti in tutte le festività, eroe dimenticato, che ti prepara l’aperitivo o ti porta la pizza, ti sorride pure, spera che qualcosina ti rimanga indigesto, alla fine si è potuto concedere una birra con gli amici.

 

Insomma in un modo o nell'altro abbiamo festeggiato, anche solo pranzando insieme alla famiglia o al fidanzato o agli amici di sempre. Perché poi alla fine, quando anche la festività dell’estate è passata, il ricordo che ti rimane è quello di chi ti ha fatto ridere, di chi ha fatto con te un tuffo in mare e ha preparato la carne sulla brace senza ucciderti perché ti lamentavi della cottura, di chi la sera ha bevuto con te un Mojito al Molo 5 anche dopo aver lavorato tutto il giorno, il ricordo della persona con cui hai mangiato un gelato o condiviso un viaggio in macchina chiacchierando, quello di chi ti ha fatto un gavettone perché “vedere che ti arrabbi è meraviglioso” e ti ha abbracciato senza motivo.

A prescindere da quello che si fa, la regola d’oro è sempre la stessa: puntare tutto sulla compagnia.

 

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