Partenza: i retroscena

August 12, 2017

 

 

Oggi anche Banè Firenze parte sereno e beato per qualche giorno di meritato riposo.
“Sereno e beato” però si potrà dire solo una volta giunti a destinazione.
Perché partenze e viaggi spesso non sono proprio lo specchio della tranquillità.

I retroscena.
Suona la sveglia all’alba, perché “prima si parte meglio è, evitiamo il traffico, il caldo e arriviamo belli freschi e pronti per affrontare la giornata”. Ovunque stai andando, mare montagna o città, e con qualunque mezzo ti stai spostando, macchina moto o direzione aeroporto/porto, le partenze strategiche sono nel nostro DNA. Il dramma inizia la sera prima, con “a che ore metto la sveglia”. Alle 6 tanto mi preparo velocemente o alle 4 perché se prima non faccio doccia e colazione con caffè obbligatorio non apro gli occhi. Se si parte in due, di solito ci sono tafferugli, vola qualche offesa e si finisce per mettere almeno tre sveglie: una per te donna che ti devi truccare e renderti decente agli occhi del mondo (non ci svegliamo come le attrici dei film, stampatevelo nel cervello), una per te uomo che dopo la tappa di 20 secondi in bagno sei pronto, una di riserva perché non si sa mai se le altre due suonano o le sento.

La mattina la sveglia si sente eccome ma si stacca. Ci si alza in ritardo, già arrabbiati con il mondo e dopo 5 passi in corridoio si sbatte il mignolo del piede in quel mobile che è lì da quando si sono estinti i dinosauri. La direzione rimane comunque la stessa, con coraggio e determinazione, con il mignolo che è già gonfio, vai a preparare il caffè. Te lo attacchi al braccio con la flebo e vai a finire di preparare la valigia. Perché fino al minuto prima di uscire di casa ti vengono in mente vestiti, borse, cose a caso che NON SI SA MAI mi potrebbe tornare utili. Si finisce per infilare dentro freneticamente di tutto, se non stai attento ci chiudi anche il gatto o il cane perenne curioso. Se si viaggia in coppia la situazione è ancora più drammatica. Lo sguardo di lui, che ti guarda saltare sulla valigia nel disperato tentativo di chiuderla, è più agghiacciante di quello di Freddy Krueger. “Ti sei portata tutto l’armadio, che ci fanno qui i doposci andiamo al mare, tanto poi ti metti sempre le stesse cose, ma tutti questi trucchi a che ti servono, guarda me 2 magliette un costume e via”. Puoi respirare e avere tutto l’autocontrollo del mondo, ma in teoria e in pratica vorresti ucciderlo. Anche perché in realtà poi, guardando bene, ci sono più cose di lui che di lei.
Comunque alla fine la valigia si chiude e si esce vivi di casa.

Caricare le valigie in macchina è un’impresa da ingegneri aerospaziali. Consulti il manuale della Nasa e incastri tutto, in un modo talmente precario che rischia ogni momento di saltare in aria.
L’uomo in questi casi sta con la faccia nel bagagliaio per un’ora e lei intanto fa il conto se ha preso tutto. Una donna che carica la macchina, invece, lancia dentro le cose in ordine sparso e se uno sportello non si chiude pazienza. Alla fine, non si sa come, parti e ti rendi conto che quell’orario era la “partenza strategica” di tutta la penisola. Traffico. Code infinite. Quando si ricomincia a scorrere, qualcuno in macchina con te ha l’esigenza di fermarsi in autogrill. L’odio è scattato ed è giustificato. Sulla musica ti trovi d’accordo con tutti solo se in macchina sei da solo. Altrimenti c’è qualcuno che canta e fa piovere o qualcuno che vuole ascoltare Gigi D’Alessio e ti fa sperare che piovano meteoriti.
Finestrino aperto o chiuso. Aria condizionata accesa o spenta.

Arrivi, mettiamo al mare. Sei partito alle 7 e le due ore previste sono diventate almeno quattro. Sono le 11, ci sono 40 gradi, sei stanco morto, distrutto dal caldo e dal viaggio, il mignolo dolorante ti ricorda che è dall’alba che imprechi contro il mondo e OVVIAMENTE ti sei dimenticato il costume.
Ora puoi affrontare tranquillamente la giornata.

Buona partenza a chi si sta mettendo in viaggio oggi.
Anzi, buona fortuna!
 

Francesca Migliorini 

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