Lo sapevate che: non toccate il Giglio ai fiorentini

August 9, 2017

« Vid’io Fiorenza in sì fatto riposo,

che non avea cagione onde piangesse;

con queste genti vid’io glorioso

e giusto il popol suo tanto, che il giglio

non era ad asta mai posto a ritroso

né per division fatto vermiglio »

Dante Alighieri, Divina Commedia, Paradiso, Canto XVI

 

Lo nomina anche Dante.

Un popolo glorioso, nobile, mezzo sistemato nell’Inferno ma comunque sempre degno del Paradiso e del riconoscimento da parte di tutto il mondo. Firenze patria di artisti e uomini di grande valore, culla della lingua italiana. Se mi è sfuggito qualcosa qui si rischia ancora la gogna nella pubblica piazza, quindi passo subito a parlarvi di quello che mi interessa oggi: il Giglio. Infatti se c’è una cosa di cui la città va fiera è il suo simbolo, stemma della squadra di calcio, di tutti i palazzi, stendardi, strade, viottoli, musei, chiese, bar, negozi, ristoranti, tatuaggi. Di nuovo, spero non mi sia sfuggito niente. Per tutti i fiorentini il giglio, detto anche giaggiolo, è un fiore speciale, con un significato altrettanto particolare. Per chi non vive nel capoluogo toscano, sappiate che si tratta dell’iris, che cresce spontaneamente lungo la valle dell’Arno e nelle colline intorno a Firenze, così come nella campagna del Chianti. Ma se a un fiorentino gli dici che il loro simbolo è l’iris ti ritrovi alla gogna nel posto accanto al mio, quindi lasciate ogni altro nome voi che entrate in città.  

 

 

Il Giglio originariamente aveva i colori invertiti, bianco su sfondo rosso. Poi i guelfi nel 1266 riescono a battere i ghibellini e per distinguersi, per dispetto, per ripicca, perché non avevano gran che da fare, come vi pare, lo cambiano e tale è rimasto nel corso della storia: rosso su sfondo bianco. Fatto sta che diventa ufficialmente simbolo della città fin dall’XI secolo, è sulla bandiera dei cavalieri della Prima Crociata e durante il Comune è sempre sorretto dalla zampa del leone, il cosiddetto “marzocco”. Napoleone ci ha provato a strappare il Giglio ai fiorentini, che se ne vantavano decisamente troppo, ma ha rischiato di fare una brutta fine prima del tempo. 

Come mai sia nato questo amore fra il giglio e Firenze non si è ben capito, quindi ci sono le leggende sull’abbinamento tra il fiore e la fondazione della città da parte dei romani durante la celebrazione della dea Flora, per l’avvento della primavera, qualcuno lo lega al nome del fondatore Fiorino, mentre altri sostengono che, essendo il giglio simbolo della purezza della Madonna, fu scelto proprio per la devozione dei cittadini al culto di Maria.

 

Fatto sta che al suo fascino non si sfugge. Simbolo di eventi lontani nel tempo e di tradizioni antiche.

Anche Banè, affondando le sue radici nella città, non poteva che farsi ispirare dalla bellezza di questo disegno, realizzando accessori che ne richiamano l’armonia delle forme e la fierezza del significato.

Anche se non siete di Firenze, non potrete fare a meno di apprezzarli, il fascino è innegabile.

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